Un Bagno Più Sostenibile

di Orietta Di Francesco (@declarat_ori)


Com’è andata con l’alleggerimento della cucina? Se non avete idea di cosa io stia parlando vi rimando al mio articolo di Botéco del mese scorso nel quale ho dato alcuni suggerimenti per diminuire il nostro impatto ambientale nella stanza regina della casa.


Come anticipato questo mese affronteremo insieme un altro ambiente casalingo che *spoiler* dà molta soddisfazione durante la sua conversione allo zero/low waste: il bagno.



L’IGIENE PERSONALE

Cosa troviamo nel bagno di chiunque? I prodotti per l’igiene personale of course, allora vorrei partire proprio da questi che possono essere sostituiti facilmente. Ad ognuno il suo grado di difficoltà, si può avere un parco prodotti completamente zerowaste ma è inutile dire che per alcune cose bisogna fare uno sforzo maggiore, io – come credo abbiate capito leggendomi fin ad ora su questi schermi – non sono per la perfezione da manuale quanto piuttosto per scelte in accordo con le proprie abitudini, in modo da non far diventare il percorso verso la sostenibilità un peso. Sostituire alcuni prodotti è un ottimo inizio e un buon compromesso che non preclude ad un ampliamento delle proprie scelte più sostenibili.



Quando si parla di bagno libero dai rifiuti un solo aggettivo risuona nell’aria: solido. È così, la vecchia cara saponetta la fa da padrona, d’altra parte si tratta di un panetto che può essere usato fino all’ultimo frammento, a basso costo e che dura a lungo. Allora cosa state aspettando? Appena il flacone in plastica con dosatore pieno del sapone liquido per le mani sarà terminato, e anche quello di scorta che avete nell’armadietto, sostituitelo con una bella saponetta su un altrettanto bel portasapone (con fessure e areato in modo che il panetto asciughi per bene senza ristagni) e il gioco è fatto! Avrete così eliminato il primo flacone usa e getta senza colpo ferire.


Sento che mi state dicendo che voi avete un dosatore in ceramica abbinato con le piastrelle a mosaico della doccia, bene nessun problema, al posto di acquistare la ricarica al super buttando ogni due riempimenti la busta in plastica potreste cercare un negozio con saponi alla spina, e acquistare ricariche in vetro (che ha una riciclabilità infinita e una performance sempre uguale al prodotto vergine, a differenza della plastica).



Negli ultimi anni la saponetta si è evoluta e possiamo trovare in commercio in versione solida shampoo, balsamo, docciaschiuma, scrub e persino saponi per l’igiene intima! Il mio suggerimento, dopo aver esaurito le vostre scorte di flaconi tradizionali - perché sprecare prodotti e denaro non è affatto sostenibile – è quello di provare, questo è l’unico modo per capire se passare al solido fa per voi.


Inizierei con i saponi per il corpo, di solito sono apprezzati da tutta la famiglia senza sforzo, e vi assicuro che già solo questa sostituzione taglia notevolmente la produzione di rifiuti plastici.


Per quanto riguarda lo shampoo solido, quello adatto ai propri capelli va trovato, la ricerca potrebbe essere più complessa del previsto e magari improduttiva, non è un delitto!


Continuerete col vostro shampoo liquido, magari con l’accortezza di diluirlo ad ogni utilizzo (attraverso il metodo dello spargishampoo, guardate qui): sarà meno aggressivo e durerà molto più a lungo, consentendovi di ridurre il numero di flaconi gettati all’anno.


Molto più semplice adattarsi allo scrub, personalmente la saponetta scrub è molto più comoda da utilizzare rispetto alle creme in barattolo, che rischiano sempre di raccogliere acqua, o al tubo che immancabilmente si sporca quando lo strizziamo per una seconda e terza dose.


Per i veri temerari o zero-waster professionali esiste anche la saponetta intima, si può fare, certamente capisco possa essere meno pratica.



LA CURA DELLA PERSONA


Dopo aver passato in rassegna i principali prodotti per l’igiene di base possiamo passare alla cura della persona in senso lato toccando tutti (o quasi) gli ammennicoli che riempiono i nostri armadietti sopra e sotto il lavello!


Inizierei dallo spazzolino, ogni 2/3 mesi lo dovremmo sostituire perché l’usura delle setole non consente una corretta igiene orale, avete mai pensato a quanti spazzolini gettati in un anno? E in una vita?


Per ridurre l’impatto di questo imprescindibile oggetto della nostra quotidianità ci sono alternative più o meno strong. L’avvento del marketing green ci ha mostrato la diffusione dello spazzolino di bambù, ha il vantaggio di avere il manico compostabile (pur sempre cercando conferma nelle linee guida del proprio Comune), le setole vanno rimosse e gettate separatamente nel secco o nella plastica se riciclabili. Non è dunque a mio avviso un compromesso tanto valido a conti fatti, contando il costo elevato rispetto al normale spazzolino plastico.


Una buona alternativa sono le testine intercambiabili, sia di spazzolini manuali che di quelli elettrici, questi ultimi hanno certamente un maggiore impatto di produzione e poi smaltimento ma hanno anche una durata notevole che compensa. Il brand francese Lamazuna vende uno spazzolino manuale con testine intercambiabili, le quali possono essere restituite gratuitamente all’azienda (o al negozio fisico che vi ha venduto lo spazzolino che si occuperà di spedirle) e porta avanti un interessante programma di riciclo sia delle testine che delle setole in collaborazione con Terracycle (società specializzata nel riciclaggio dei cosiddetti rifiuti "non riciclabili").


Per quanto riguarda il dentifricio se ne trovano in commercio di solidi o in pasta all’interno di contenitori di vetro, esistono in versione di compressa masticabile così come il collutorio in tablets da sciogliere in acqua (Georganics). Anche in questo caso conviene provare, non tutti apprezzano il cambiamento.


Il filo interdentale nella confezione classica in plastica può essere tranquillamente sostituito da quello riposto in vetro, lo stesso filo può essere in seta o in PLA (bioplastica).




Ora che i denti sono splendenti e forse siamo riusciti ad eliminare qualche confezione plastica, possiamo passare alle coccole del corpo.


Chi non ama fare una maschera viso o un massaggio senza necessariamente andare alla SPA? Il mio consiglio è piuttosto basico e dell’allure generale.


Dal momento il mondo della cosmesi è immenso e pieno di tentazioni, non vi dirò di rinunciare a nulla in particolare se non pienamente convinti.

Vi voglio consigliare di pensare che esistono molte alternative a basso impatto senza rinunciare alla qualità e al benessere che alcune pratiche ci regalano. Una maschera viso in tessuto è chiaramente un rifiuto usa e getta, una maschera viso monodose idem: se amate come me le maschere viso potreste optare per le polveri (argille & C.), che potreste persino trovare sfuse in qualche erboristeria, che vi offrono innumerevoli maschere ad impatto quasi zero.


Per non parlare dell’autoproduzione che anche in questo campo ci dà una mano, abbiamo tanti ingredienti in cucina e altri specifici possiamo acquistarne nei negozi preposti allo “spignatto” cosmetico (per qualche spunto date un'occhiata qui).



Per togliere il trucco consiglio dei pad in cotone lavabili, se fate un rapido calcolo di quanti dischetti usa e getta potrete evitare sarà una scelta senza pentimento. Per le orecchie ci sono bastoncini compostabili ma anche attrezzi eterni come l’Oriculì o il bastoncino in silicone lavabile.


Si possono scegliere gli oli in vetro, se ne trovano senza problemi nella grande distribuzione, basta fare attenzione che siano puri al 100% per essere certi di fare un buon investimento in qualità. Non mi dilungherò oltre sul tema cosmesi, è un ambito molto personale, certamente in un’ottica di sostenibilità si dovrebbe innanzitutto:


1. ridurre gli acquisti;

2. scegliere prodotti il più possibile ecobio che non vadano ad inquinare le falde acquifere;

3. optare per i pack in vetro/alluminio/cartoncino o zeropack, nonché i ricaricabili;

4. cercare di non sprecare prodotto: a fine utilizzo provate ad aprire, tagliandone il fondo o la cima, le confezioni in plastica come tubi o flaconi per recuperare tutto il contenuto;

5. pulire l’eccessivo residuo cosmetico (sebbene nei centri di riciclo le plastiche vengano lavate io non ho il cuore di gettare un pack sporco) e fare asciugare per bene, per evitare muffe e successive contaminazioni, prima di conferirli nell’apposito bidone.


Brevemente aggiungo che per la rasatura (maschile e femminile) si può tornare al rasoio di sicurezza, certo bisogna prenderci la mano, ma l’unico rifiuto prodotto saranno le lame, oltre ad avere un bel pezzo da mostrare nel vostro bagno. Parlando sempre di depilazione si può essere molto sostenibili utilizzando l’epilatore elettrico, per le pro c’è la possibilità di fare la ceretta araba a base di zucchero miele e limone, completamente compostabile!


Infine, pensando ai cassetti del mio bagno, mi viene in mente che non posso non citare la possibilità di rendere a basso impatto anche il ciclo mestruale. Ci sono soluzioni adatte ad ogni esigenza: la coppetta mestruale è il metodo a impatto minore, insieme agli assorbenti lavabili e agli slip assorbenti. In commercio esistono anche assorbenti usa e getta compostabili, è sempre utile informarsi con il proprio comune a proposito della reale possibilità di gettarli nella frazione umida. Non approfondisco questo tema che resta molto complesso e personale, posso consigliare però di provare a sostituire gli assorbenti usa e getta con quelli in tessuto lavabili, il cambiamento di abitudini non è estremo e per questo praticabile con facilità.


Penso che ognuno di noi, con una piccola dose di buona volontà, possa ridimensionare il proprio beauty case senza frustrazioni, magari finirà per scoprire che tenere solo ciò che si usa realmente, senza riempire gli armadietti con le scorte delle scorte, alleggerisce anche lo spirito. Nulla vieta di provare nuovi prodotti una volta terminati i precedenti!



DETERGENTI PER LA PULIZIA


Come nel caso della cucina per la pulizia del bagno possiamo affidarci a detersivi alla spina o possiamo imparare che non servono 15 prodotti diversi, ma che nella semplicità si può trovare la pace e la praticità. I più avvezzi potranno trovare indicazioni di ricette per autoprodurre dei veri passepartout come lo spray all’acido citrico, disincrostante e anticalcare, valido per ogni superficie.


In linea di massima non consiglio di improvvisarvi piccoli chimici, ma di porre maggiore attenzione alla quantità di prodotti acquistati e alla loro composizione. Per districarvi nella lettura delle etichette dei detersivi vi lascio un piccolo vademecum delle certificazioni eco-bio più famose che, senza addentrarsi nella nomenclatura chimica dei componenti, offrono un’alternativa più sostenibile rispetto a prodotti che ne sono privi.


Le certificazioni apposte sulla confezione ci aiutano, già ad una prima occhiata, a capire gli standard qualitativi degli ingredienti per impatto ambientale, tossicità, biodegradabilità e provenienza delle materie prime.

Le più conosciute sono: Ecocert ed Ecocert Bio, Ecolabel, ICEA e Aiab.

Ecocert garantisce l’origine naturale degli ingredienti in modo tale da non comportare rischi per l’ambiente o per la salute umana.

Ecocert Bio aggiunge che non ci siano elementi di sintesi e che almeno il 10% degli ingredienti sia biologico.

Ecolabel è un marchio europeo per la certificazione dei prodotti a basso impatto ambientale e che presentino un limitato impiego di sostanze pericolose e inquinanti.

ICEA (Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale) è un consorzio italiano, accreditato a livello internazionale, che certifica prodotti rispettosi dell’ambiente, composti da materie prime ecologiche e che abbiano pack derivanti da materie prime rinnovabili, materiali riciclabili o collegati ad un sistema di restituzione dei vuoti.

Aiab detergenza pulita è una certificazione riconosciuta a livello internazionale per prodotti a base di materie prime biologiche, sostenibili ed ecocompatibili.



Direi che il giro nel bagno di casa si possa ritenere concluso, sono sicura che saprete cogliere qualche suggerimento ed io sono sempre qui per qualsiasi dubbio o confronto.


Green-tip:

Avete presente la carta igienica? Anche lei può essere resa un po’ più sostenibile, senza necessariamente passare ai pannetti lavabili!

Ho trovato al supermercato una confezione composta da rotoli in pura cellulosa derivante da foreste certificate FSC, confezionati in carta e senza tubo di cartone! Al suo posto trovate un mini rotolino da estrarre per poter posizionare il rotolo sull’apposito sostegno, ma da utilizzare completamente senza sprechi.

https://www.nicky.eu/it/linee/eco-friendly/

Con una minuscola scelta si può evitare di acquistare un involucro in plastica e non gettare un portarotolo risparmiando CO2 per la sua produzione. Cercate sempre alternative, a volte basta veramente poco per introdurre una buona eco-abitudine.

Dai, scrivici! Hai qualche richiesta, curiosità, o bisogno di un consiglio? Digita il tuo messaggio qui sotto!

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